Mai avremmo pensato di rovesciare il concetto di questa rubrica e di occuparci, anziché di esordienti influenzati dal passato, di una cantante veterana che si lascia affascinare dalle nuove generazioni.
Syria è ancora giovanissima, anche se ha almeno una decina di anni di carriera pop alle spalle, costellata di Sanremo e di Festivalbar. Adesso ha deciso finalmente di fare quello che le pare e di rivolgersi al mondo musicale che sente più naturalmente vicino a sé. Da questo nasce “Un'altra me”, un album dove si misura con le realtà indie italiane interpretando brani del repertorio di Mambassa, Perturbazione, Deasonika, ma anche di band ancora più underground come Non voglio che Clara, Blume, Atleticodefina, NorthPole e Marcilo Agro. La produzione affidata a Cesare Malfatti dei La Crus mette il giusto timbro su un progetto che ha il senso preciso di valorizzare le capacità di scrivere canzoni e melodie degli autori di nuova generazione, sdoganandoli presso un pubblico più largo. Splendida, Ad esempio, la sua versione di “Non dimentico più” canzone che i Deasonika portarono a Sanremo e che qui acquista nuova linfa poetica. (Rolling stone) Dimenticate Syria.Punto. O meglio, dimenticate quella Syria. Quale? Ci vuole una buona dose di coraggio per fare un inversione di marcia radicale come quella che ha deciso di fare Syria che per il suo ritorno a tre anni da “Non è peccato” ha deciso di pescare dodici brani dell’universo indipendente e farseli cucire addosso dalla produzione di Cesare Malfatti dei La Crus. Si può percorrere una strada di canzoni pop, Sanremesi e “leggere”, e deviare verso una più impervia, di nicchia e poetica se vogliamo, denominata “indie”? La cantante romana si cimenta con un repertorio indie nostrano affidandosi alle cure di Cesare Malfatti (produzione) e Leziero Rescigno (arrangiamenti), con l’intento di mostrare (sin dal titolo) un aspetto inconsueto di sé. In un periodo in cui molti artisti hanno scelto il remake o i duetti, Syria ricorre alla scena indipendente italiana per acquisire linfa nuova dal panorama rock: Dodici canzoni di gruppi quali NortPole, Filippo Gatti, Marta sui tubi, Blume, Perturbazione, Mambassa ed altri, oltre ad un inedito di Sergio Endrigo. Ricordate la ragazzina che colpì pubblico e critica per il suo candore sul palco di Sanremo '97, vincendo la categoria giovani con la melensa "Non ci sto"? Dimenticatela. Ricoperta di (bellissimi e colorati) tatuaggi, madre della piccola Alice e sposa del produttore Pierpaolo Peroni (dietro di lui il successo degli 883), Syria ha appena pubblicato "Un'altra me". E volta pagina. Coraggiosa, spiazzante e fantasiosa, l'artista interpreta undici brani della scena "indie" e l'inedito "Momenti", scritto da Sergio Endrigo e presentato (senza successo) per il Festival di Sanremo. Il settimo album di Syria arriva dopo tre anni di silenzio. l nuovo disco di Syria, Un’altra me, è una sorta di best of della scena indie italiana. Undici pezzi su dodici sono firmati da artisti che l’italiano medio stenterà a riconoscere: Nothpole, Deasonika, Non voglio che Clara, Filippo Gatti, Mambassa, Perturbazione, Marta sui tubi, Blume, Marcilo Agro, Atleticodefina. “La scelta dei pezzi è partita dai testi - racconta Syria - Poi con il produttore Cesare Malfatti abbiamo lavorato agli arrangiamenti. I brani scelti sono tutti editi, noi li abbiamo semplicemente rivisitati”. L’unico inedito, una vera e propria perla, è il brano Momenti, scritto da Sergio Endrigo. “La figlia di Endrigo, Claudia, aveva diversi testi nel cassetto - dice Syria - Mi ha dato una responsabilità enorme facendomene scegliere uno. Alla fine ha detto che non potevamo fare di meglio. Ora non vedo l’ora di suonarlo dal vivo”. Momenti è una canzone lenta, struggente, con un testo estremamente attuale: “Troppo rumore per pensare/ Troppo rumore per avere voglia di cantare/ E viene voglia di lasciarsi andare/ Non comprare più il giornale/ E’ questa nuova indifferenza/ Che le stelle e tutti i sogni miei porta via”. Un’altra me è un album moderno. I testi aderiscono alla realtà come una muta sulla pelle, i suoni sono dilatati, quasi sospesi, ed esprimono la vitalità e l’inquietudine di una generazione di musicisti precari anche nei sentimenti. E pensare che fino a qualche anno fa il nome di Syria era legato a colleghi ben più “radiofonici”: Biagio Antonacci (per il brano Fantasticamenteamore del 2001), Max Pezzali (Essere in te, 2002), Jovanotti (Se tu non sei con me, 2002, e L’amore è, 2003), Occhi fragili (Gianna Nannini, 2002). Poi qualcosa è cambiato. Nel 2005, in seguito all’uscita del precedente album Non è peccato, Syria ha iniziato a esplorare nuovi territori. “Per dieci anni ho pensato solo ai meccanismi discografici - racconta lei - Ho vissuto con i paraocchi. Per fortuna mi sono fermata un attimo e mi sono svegliata. Mi è servito il teatro, l’esperienza che ho fatto con Paolo Rossi (nello spettacolo Chiamatemi Kowalski, ndr). E’ come se Paolo mi avesse dato un calcione per svegliarmi. Mi ha fornito nuovi stimoli. E ha funzionato anche con la musica. Ho trovato il tempo per ascoltarla, per leggere recensioni, per stare in mezzo alla gente durante i live”. Da qui il grande salto verso la musica indipendente. Un salto coraggioso che, da solo, varrebbe il costo del CD (che, a proposito, ha un prezzo speciale di 15 euro). “Ho conosciuto artisti che sfornano canzoni e suoni straordinari, che fanno ancora musica con passione. Non ho fatto altro che attingere a questo universo indie. L’ho fatto con timidezza e anche con un po’ di paura, certo. Mi dicevano: “Vedrai qualcuno avrà da ridire”. Ma sono felice di averlo fatto”. La “rivoluzione” di Syria si è estesa anche alla copertina del nuovo album, il settimo da studio. Non più una sua foto ma un disegno. Si tratta di un’illustrazione di Ana Bagayan, giovane artista nata in Armenia che ha realizzato, in passato, l’illustrazione per il DVD H2Odio di Alex Infascelli. “Le ho detto che mi sento come una che stira i pensieri - rivela la cantante - E lei mi ha preso in parola: nel suo disegno sono alla tavola da stiro e al posto dei panni ci sono lunghi fogli pieni di parole”. Che dire, la musica di Syria ha preso proprio una bella piega. Ci abbiamo creduto, ve l’abbiamo anticipato e ora che è uscito il nuovo disco di Syria “Un’altra me” non possiamo che confermare le attese: è davvero un bel disco.Nato dall’esigenza di esplorare nuovi mondi musicali, questo album è un tributo ai migliori gruppi indie del nostro panorama. Dai Perturbazione ai Marta sui tubi, dai Deasonika ai Northpole… E ancora Mambassa, Filippo Gatti, Non voglio che Clara, Blume, Marcilo Agro, Atleticodefina. I brani sono arrangiati e adattati dal bravissimo Cesare Malfatti, mente musicale dei La Crus. Un’altra me è un album giovane, l'unico vero inedito è "Momenti" un brano molto bello anche se a tratti quasi struggente, le altre canzoni, che non sono certo da buttare, sono state firmate da artisti poco noti. Syria ha certamente fatto una scelta difficile scegliendo brani in un certo senso underground ma probabilmente il suo pubblico, quello vero, non farà fatica ad apprezzare una Syria meno commerciale ma più autentica. Un'altra me probabilmente rappresenta una nuova Syria, forse quella vera e merita il massimo rispetto da parte di tutti. È da un po’ che Syria meditava questo disco, magari inconsapevolmente. Ma la collaborazione con Francesco Bianconi dei Baustelle per la cover di “Bonnie & Clyde” di Serge Gainsbourg compresa in “Non è peccato” (2005), poi il duetto con Fabio De Min dei Non Voglio Che Clara in “Sottile” (dal secondo album, omonimo, del gruppo bellunese, del 2006), quindi le numerose apparizioni live a fianco di svariati bei nomi dell'indie nazionale. Se gode di grossa stima presso il giro dei musicisti indie, non si può dire che Syria sia popolare presso il pubblico che segue i suddetti: il suo passato sanremese e melodico non le ha costruito una buona fama tra i seguaci dell’indipendenza. Un’opposizione che ha dell’incredibile: invece di essere felici perché una cantante brava e dotata rischia in prima persona accostandosi all’indie, si storce il naso, un po’ come accaduto per la mega hit dell’estate 2007, quella “Bruci la città” che Irene Grandi ha ricevuto dalle manine del solito Bianconi. Male, davvero male. Tanto più che Syria, aiutata dalla produzione artistica di Pasquale De Fina degli Atletico Defina, mette su un disco di tutto rispetto e grande spessore, con alcuni momenti davvero belli e dotato in generale di una sottile malìa che conquista poco a poco, ascolto dopo ascolto, rivelando doti di grande interprete, messa finalmente in grado di cantare canzoni degne di queste nome (e alcune sono grandi canzoni) e non la solita pappa preconfezionata da supermarket. La via percorsa negli arrangiamenti è decisa e neppure la più facile: si trattava di dare alle canzoni una lussuosa veste pop, senza scadere nel commerciale e senza sfornare delle copie carbone dei brani originali. Operazione riuscita in pieno, tranne forse per il primo singolo, il bellissimo “La distanza” dei Northpole, che forse è l’unico brano inferiore (e nettamente) all’originale. Ma basta ascoltare i due brani dei Mambassa presenti in “Un’altra me”, “Canzone d’odio” e “L’antidoto”, per rendersi conto che la versione di Syria tira fuori tutta la bellezza nascosta degli originali. Il gioco riesce alla perfezione anche con “Quattro gocce di blu” dei Perturbazione e “1968” di Filippo Gatti, facendo sembrare gli originali niente altro che dei demo. Molto bene anche “Le paure” dei Non voglio che Clara, trasformata da intensa ballata pianistica a inquietante trip hop alla Portishead, e “Momenti”, testo inedito di Sergio Endrigo musicato da Cesare Malfatti dei La Crus. Simili agli originali, ma belli, “Prenditi cura di me” dei Blume, “Non dimentico più” dei Deasonika, “Il modo migliore” degli Atletico Defina. Meno intensa dell’originale, invece, “Cenere” dei Marta sui Tubi. Emozioni. A meno di un metro da me, seduta su uno sgabello, batte il tempo con la mano sulla propria gamba, tenendo gli occhi chiusi, poi li apre e sorride alla sua più grande fan che la saluta entusiasta, la sua piccola Alice. Chi mi legge sa che raramente ho dato un ottimo ad un cd, ma devo dire che questo disco che riporta sulle scene dopo un paio d'anni Syria lo strappa decisamente con prepotenza.Eh si! Chi lo avrebbe mai detto? Nuovo album ,nuovo abito con cui Cecilia si ripresenta al pubblico: Già il 1° singolo "la distanza" aveva lasciato presupporre un cambiamento di stile,confermato poi dalle notizie che si susseguivano sulle collaborazioni dell'interprete romana con band ( Deasonika , Perturbazione ,tra le altre ) del sottobosco delle etichette indipendenti,dai quali repertori ha selezionato una dozzina di pezzi di cui proporre una propria visione. Ed il risultato è una scatola piena di favole incantate come quel bosco dal quale provengono. Ogni brano richiede un'attenzione particolare ,perche' ogni suono,ogni lirica,ogni graffio della voce della cantante, ha un suo motivo di stare esattamente li dov'e'. Cosi' le tormentate "paure" si contrappongono alla positività delle aperture di "terra"; Cosi' succede che "4 gocce di blu" scorrono e ci trasportano verso rarefatti "momenti",brano inedito di Endrigo bocciato nelle selezioni del festivalone di prossima partenza. Spesso si canta d'amore,ma Syria trova anche il modo di cantare l'odio,in "la canzone dell'odio" per l'appunto; si canta spesso di passione ,ma non si dice altrettanto spesso che essa a volte può esser veleno mortale,che nessun "antidoto" può sconfiggere se non la fuga. Splendida "prenditi cura di me", con un testo di sopraffina bellezza che si concede un'apertura rock finale che spiazza l'ascoltatore.E poi....quel suono sinistro ma alquanto evocativo di una vecchia poltrona a dondolo di legno...che bella questa canzone. Magari come in molti dicono,non siamo difronte alla voce del secolo,(come se per fare le cantanti bisognasse tirare a forza di canna nel microfono ) ma di sicuro siamo al cospetto di una buona interprete credibile nelle varie vesti in cui l'abbiamo via via avvistata. Da quando col vestitino perbene ma col tatuaggio in bella mostra cantava "non ci sto" a quando con timidezza tentava di nascondersi dietro il microfono in "sei tu".Credibile quando lo stilista Antonacci le aveva consegnato l'abito pop di "se t'amo o no" e quando Jovanotti ce l'aveva vestita di simpatica irriverenza in "l'amore è".E questo disco è il tassello che mancava, forse l'abito del sarto cucito addosso,prendendo le misure,rispettando il gusto. |